Anni fa mi sono imbattuta per caso in un libro “il linguaggio segreto dei fiori”. L’ho comprai ad occhi chiusi dopo averne letto velocemente la trama.

Ricordi che lo divorai in un paio di giorni: ero curiosa di conoscere il vissuto di una ragazza che condivideva con me le stesse sensazioni sulle mani, lo stesso amore per i fiori.

“Mi misi al lavoro prendendo in considerazione la lunghezza dei gambi, la densità dei fiori, l’armonia dell’insieme e i diversi profumi..”

Fu sorprendente scoprire come il legame viscerale che si era creato in me nei confronti di quest’arte era lo stesso che aveva rapito anche Victoria, la protagonista del racconto.

Cominciai a sorridere quando lei parlava di lavanda, di peonie, di gelsomino perché in quei nomi io rivedevo le emozioni che mi assalivano quando sfioravo i loro petali e annusavo i loro profumi.

“Il linguaggio dei fiori non ammette trattative, Victoria”, disse Elisabeth.

Per scelta e per evitare di farmi condizionare in tutti questi anni non avevo mai cercato il significato dei fiori: per cui rimasi un po delusa quando lessi che la peonia simboleggiava la diffidenza o la rosa bianca esprimeva la paura o il rododendro la chiusura verso gli altri.

“crisantemi bianchi e pervinche, verità e teneri ricordi; giacinti, perdonami, ti prego”

“l’agrifoglio, la lungimiranza; l’aquilegia, l’abbandono; il rosmarino, il ricordo”

Cercai di rimanere attaccata alle mie convinzioni: per me i fiori erano splendore, erano energia, erano bellezza, eleganza, erano armonia. Ogni fiore mi dava serenità, mi dava la gioia e il senso della vita.

Continuai cosi imperterrita a leggere, ma con le gambe tremanti.

Fu un sollievo scoprire poi che ad ogni fiore è legato, quasi sempre, un doppio significato o almeno più di un significato.

Ci univa solo il segreto di comunicare le nostre sensazioni, i nostri timori, la nostra energia  attraverso i fiori.

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